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  • 2012 Cinque Stanze Sensibili Scultura

    2012 Cinque Stanze Sensibili Scultura

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    Cinque Stanze
    Sensibili
    Scultura

     

    Cinque Stanze Sensibili Scultura è composta da cinque parallelepipedi in legno, cavi e a base quadrangolare, sovrapposti verticalmente l’uno sull’altro; su ogni lato si apre una piccola porta che permette di intravederne lo spazio interno. Ciascuno di essi allude ai cinque elementi: dalla terra, quello di base, all’etere, quello più alto. Cinque Stanze Sensibili Scultura fa parte di un ciclo di opere di formati diversi cui l’artista ha dato avvio nel 1995.

    Cinque Stanze Sensibili, legno, 25x15x250 cm, 2012 [TW0028]

    Cinque Stanze Sensibili. Progetto architettonico, 25x15x250 cm, 2012
  • Memoriale Volubile

    Memoriale Volubile

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    Memoriale
    Volubile

     

    Memoriale volubile, installazione site-specific realizzata  in occasione di una personale dell’artista al Museo d’Arte Moderna di Ascona, è composta da una serie di elementi in rete metallica e cemento che, sospesi nello spazio, prendono il volo lungo un piano inclinato virtuale. Secondo una processualità che caratterizza il modo di operare dell’artista, quest’opera deriva da una precedente che ne costituisce l’origine e può, a sua volta, divenire matrice di lavori successivi. Ogni elemento che la compone è infatti lo sviluppo tridimensionale della “cellula formale” che costituiva il nucleo generativo del ciclo di opere su carta dal titolo L’ordine dura un istante. 

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    Memoriale Volubile, 2012, rete di ferro e cemento, misure variabili

  • Cinque Stanze Sensibili Opera Multimediale

    Cinque Stanze Sensibili Opera Multimediale

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    Cinque Stanze Sensibili
    Opera Multimediale

     

    Progettata da Ferruccio Ascari per il Teatro San Materno di Ascona, Cinque Stanze Sensibili Opera multimediale  si sviluppa in cinque quadri ognuno dei quali si ispira alle fasi fondamentali del venir alla luce del mondo colte nel loro aspetto essenziale, procedendo dalla massima rarefazione (la nascita dello spazio/tempo attraverso il suono, il suono che si trasforma in ritmo origina il tempo, il movimento i fonemi) alla massima condensazione della Materia (la terra, la densità, la gravità, la forza di coesione, di attrazione) in un processo generativo che vede il contemporaneo sviluppo dei cinque sensi.
    Le scelte formali, coerentemente con la storia e il percorso di Ascari, escludono ogni intento narrativo, ma procedono per elementi semplici di forte impatto visuale, che vedono interagire, come già era accaduto nelle sue performances della fine degli anni ’70, diversi piani linguistici: i materiali filmici prodotti per l’occasione, la partitura sonora, le presenze oggettuali, la danza, costituiscono un insieme inscindibile, coerente con quell’idea di opera totale che è stata uno degli aspetti più stimolanti della ricerca artistica di quegli anni cui, non a caso, tanti giovani artisti oggi si rifanno.
    L’ ‘operina’ come preferisce chiamarla l’autore – che ritiene il termine performance oramai logoro per l’abuso che se n’è fatto – si ispira a un grande tema presente, con significative varianti, in numerose culture tradizionali: la transizione dall’indistinto al distinto, attraverso una serie di passaggi fondamentali che accompagnano la nascita del mondo. 
    Nell’ideazione di questo suo lavoro Ferruccio Ascari si è ispirato a una delle grandi tradizioni di pensiero dell’India antica, il Samkhya che è la filosofia che sta alla base dello Yoga di cui è seguace e che grande influenza ha avuto nel suo percorso artistico a partire dagli anni ’90. 

     

  • 2011 Compianto

    2011 Compianto

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    Compianto

    In questo video, come il titolo indica, Ferruccio Ascari ha ripreso un soggetto che appartiene alla tradizione dell’arte sacra cristiana, ossia il Compianto sul Cristo morto, tema che prende avvio nel Trecento con Giotto negli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova e diviene poi popolare nell’arte italiana dei due secoli successivi.

  • 2011 Sapiens

    2011 Sapiens

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    Sapiens

    SAPIENS è un corpo illuminante realizzato in tondino di ferro.
    Sagoma e dimensioni sono quelle di un uomo adulto di alta statura,

    Sapiens, 1’41”, 2011

    Sapiens. Filo di ferro, lampadina, fili elettrici, misure variabili, 2011 [S0029]

  • 2009 Respiro

    2009 Respiro

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    Respiro

    Le sculture e le installazioni di questo periodo sono affiancate da opere su carta, spesso di grandi dimensioni: benché riprendano questioni che attraversano tutto il lavoro dell’artista, alcuni di questi lavori ci accostano più intimamente alla sua sfera personale, quasi alla sua fisicità. Si può parlare di una vicinanza, di una prossimità che si espone allo sguardo, in un ciclo di lavori intitolati Respiro. I grandi fogli di carta allineati su registri sovrapposti sono attraversati da fasci di linee sinuose che sfuggono verso i margini.

    Respiro. Inchiostro su carta, 6 fogli, 66×101 cm cad., 2009 [D0391]

    Respiro. Inchiostro su carta, 6 fogli, 66×101 cm cad., 2009 [D0392]

    Respiro. Inchiostro su carta, 6 fogli, 66×101 cm cad., 2009 [D0393]

     

  • 2009 Danse Macabre

    2009 Danse Macabre

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    Danse Macabre

    Divertissement. Filo di ferro e ceralacca, 15×38 cm ca., 2009 [S0028]

  • 2008 Vayu

    2008 Vayu

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    Vayu

    “Questa vita, cercandone il senso, è passata quasi tutta. Ancora me lo chiedo che senso abbia e uno straccio di risposta non mi viene. Ricerca infinita e infinito fallimento. Di quest’incapacità Vayu è paradigma: orci senza fondo. Cos’è un vaso senza fondo? Che te ne fai? Niente. Ti ricordi Eolo? Custodiva le anfore in cui Zeus aveva rinchiuso i venti. Vasi capaci di contenere l’incontenibile. Questi invece sono orci senza capacità. Sono fatti così, fatti per non contenere. Niente. Irrimediabilmente vuoti, li attraversa il vento. Stanno lì, vani, a dimostrare tutta la loro assoluta, irreparabile vanità.”

    Vayu. Terracotta, 20 elementi, dimensioni variabili, 2008 [S0027]

     

  • 2008 Odradek

    2008 Odradek

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    Odradek

    Odradek è composta da una quantità di elementi: piccoli, dì terracotta rossa, ricordano qualcosa che non si saprebbe dire, forse una trottola, qualcosa che sembra comunque aver perso la sua funzione. ll titolo, non casualmente, riprende quello di un breve racconto di Kafka che riguarda un oggetto dimenticato di cui si dice che sia straordinariamente mobile, ma non si lasci prendere, la cui forma sembra insensata, ma nel suo genere conclusa.

    Odradek. Terracotta, 235 elementi, dimensioni variabili, 2008 [S0026]

     

     

  • 2008 Latte nero

    2008 Latte nero

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    Latte
    Nero

    Latte Nero è un’installazione ambientale composta da ottantatre elementi in terracotta bianca che ricordano per la loro forma il seno femminile: un seno cavo che rivela però una voragine oscura. Simili, ma di diverse dimensioni, i singoli elementi si dispongono come in fuga lungo la parete, apparentemente senza un ordine predeterminato. L’opera si ispira nel titolo a una famosa poesia di Paul Celan che si apre con uno sconvolgente ossimoro: il latte simbolo di nutrimento e vita si rovescia nel suo contrario, nella sottrazione del cibo e quindi nella morte. Nell’opera di Ascari il contrasto si manifesta nell’opposizione tra la pienezza, il turgore della forma, e il nero vuoto che essa dischiude: un vuoto che è non solo sottrazione, ma vertiginosa attrazione verso l’infinito.

    L’opera è esposta in permanenza al Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, Svizzera.

    Latte Nero, terracotta, 84 elementi dimensioni variabili, 2008 [S0025]

    Latte Nero, Museo Comunale d’Arte Moderna, Ascona, terracotta, 84 elementi dimensioni variabili, 2008 [S0025]