Lingua: Italiano
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2015 Quiescente Obliqua I
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15Quiescente Obliqua I
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.I due video – “Q.O.1” e “Q.O.2” – sono stati realizzati da Ferruccio Ascari a partire dai materiali visivi e sonori della installazione/dance-performance Quiescente Obliqua 1981-2015 presentata in occasione della mostra Luce: Scienza Cinema Arte promossa dall’Università di Parma per il 2015, proclamato dall’UNESCO Anno Internazionale della Luce.
Intervista a Ferruccio Ascari di Marco Marcon cliccando qui
Quiescente Obliqua. Dance performance, mixed media, Palazzo del Governatore, Parma, 2015 [PE0019]
Fografie di Donata Clovis











Quiescente Obliqua II. 04’12”, 2015 (teaser 01’14”)
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Per il video completo clicca qui
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![2015 Libro Muto [video]](https://www.ferruccioascari.it/wp-content/uploads/2015/08/LibroMuto_cover.jpg)
2015 Libro Muto [video]
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15Libro Muto
[Video]Dietro questo video c’è una storia: il ritrovamento da parte dell’autore di alcuni vecchi libri di storia e geografia in Braille e di alcuni diari di bordo redatti quotidianamente dall’ufficiale incaricato di fare il ‘punto nave’ sul ‘Vittoria’, bastimento in viaggio, nel 1936, dall’Italia all’India.
Anni dopo il ritrovamento i fogli di quei libri e di quei quaderni sono stati usati dall’artista per una serie di disegni e di guazzi.Libro Muto. 04’25”, 2015 (teaser 01’32”)
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2015 Affreschi riportati su tela
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15Affreschi
Riportati
Su Tela“…Due anime pare si cimentino all’interno del campo pittorico, un’anima razionale, leggibile nelle scansioni regolari delle superfici, un intento costruttivo leggibile come traccia, impronta, eco, segnale; e per contro un’anima irrazionale che si contenta di lasciar trapelare, come si usa dire dell’inconscio, quella che è la fenomenologia autonoma della materia. ” (GiorgioVerzotti)
Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 90×100 cm ca., 2015 [A0238]

Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 90×100 cm ca., 2015 [A0239]

Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 90×100 cm ca., 2015 [A0240]

Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 90×100 cm ca., 2015 [A0241]

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![2015 Impermanenza [video]](https://www.ferruccioascari.it/wp-content/uploads/2017/05/BottomeImIns1.jpg)
2015 Impermanenza [video]
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15Impermanenza
All’origine del video ‘Impermanenza’ c’è un precedente lavoro, un’installazione del 2014 dal medesimo titolo: tre torri costruite con centinaia di rami di misura decrescente. Anche in questo video gli elementi di cui le tre architetture sono costituite escono dalla fissità dell’installazione, assumono vita autonoma, trovano una loro voce: la voce dei singoli pezzi di legno. Il loro differente peso, la loro differente densità, il diverso impatto con il suolo nell’istante del crollo fornisce il materiale per la traccia sonora che rappresenta un aspetto fondamentale di questo videowork.
PER UNA CORRETTA FRUIZIONE 🔊 ATTIVA L’AUDIO 🔊
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2014 Impermanenza
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14Impermanenza
Senza impermanenza, la vita non sarebbe possibile : un seme non potrebbe crescere, un fiore non potrebbe trasformarsi in un frutto un bambino non potrebbe diventare adulto.
IMPERMANENZA E DINTORNI: Daniela Cristadoro intervista Ferruccio Ascari.
D.C. Volevo parlare un po’ con te di Impermanenza, l’installazione che hai realizzato nel 2013 per la mostra curata da Asilo Bianco al Museo Tornielli di Ameno e insieme del video che prende spunto da questo lavoro e che, a sua volta, fa parte di un progetto più ampio e complesso: alludo a Restless Matter, opera in progress che hai progettato per il web. Prima di farti delle domande più specifiche su questo lavoro vorrei fare un’osservazione di carattere generale sul progetto, sul pensiero che mi pare l’attraversi e sapere se la condividi. Per farmi capire sono obbligata a fare una premessa: ‘impermanenza’ oltre a essere il titolo di un tuo lavoro é anche una categoria, un concetto chiave della filosofia buddhista alla base della quale c’è la constatazione che ciò che costituisce ogni cosa esistente altro non è che è un insieme di elementi in relazione tra loro, transitori e soggetti ad un continuo cambiamento: tutto ciò che ha inizio, ha fine. Mi pare di poter dire che Restless Matter, il pensiero e la modalità creativa e di lavoro che attraversa l’intero progetto e, al suo interno, ogni singolo video che ne fa parte, sia nata sotto il segno dell’impermanenza. Vorrei sapere se sei d’accordo con questa interpretazione.
F.A. Non è necessario spingersi sino in estremo oriente per scoprire come l’impermanenza sia la natura vera di tutte le cose. Già si attribuisce al filosofo greco Eraclito, per restare nel nostro bacino culturale, l’avvertimento: ‘tutto scorre’, “non potresti entrare due volte nello stesso fiume” e d’altronde la riflessione sull’evanescenza delle cose e sulla morte è alla base di molto pensiero e mistica occidentali. So poco di buddismo, m’interesso invece da tempo della filosofia che sta a fondamento dello yoga, in ogni caso non credo che nel lavoro artistico debba necessariamente esservi un concetto che precede e una realizzazione che segue, mi piace di più pensare che arte sia un ‘pensar facendo’, un ‘fare pensando’. Un giorno in campagna guardo una catasta di legna e vi ‘vedo’ qualcosa che non avevo mai visto prima: non so ancora bene di che si tratta ma, per dar forma a quella prima intuizione, comincio a smontarla. Smontare una cosa per capirne il funzionamento è un’attitudine infantile che non ho mai perduto. Decido poi di rimontarla, ma, invece che su base quadrata, con i legni prima in fila per un verso, poi per il verso contrario, come da sempre si costruiscono le cataste, mi lascio guidare dall’idea di ‘triangolo’: comincio quindi ad accatastare i legni su base triangolare, base molto più precaria, ma che si rivela, via via accatastando, sempre più affascinante proprio per quella sua precarietà. Impermanenza è un’opera che nasce così, poi s’andrà precisando un pò per volta nei mesi successivi. Intendo dire che questo, come quasi tutti i miei lavori, non nasce da un concetto astratto, ma da un improvviso ‘vedere’ qualcosa di mai visto prima. L’idea era già nella forma/catasta, quella forma è come se stesse solo aspettando di essere ‘vista’ e di essere tras/formata per poter manifestare un aspetto nascosto della sua natura più intima.
D.C. L’installazione realizzata per il Museo Tornielli è fatta di tre architetture/torri realizzate con porzioni di rami, scortecciati e imbiancati. Chi guarda ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che, quasi per un miracolo della statica, o meglio in stupefacente contraddizione con essa, solo per un istante può stare in piedi: i pezzi di legno a terra dicono di un crollo precedente e di un inevitabile prossimo crollo. Cos’ancora hai voluto dire con questo lavoro?
F.A. Più che di una mia volontà di dire credo si tratti di una mia predisposizione all’ascolto, all’indagine, al portare alla luce ciò che si nasconde. Ogni forma, ogni materia custodisce un suo segreto. Interrogare una forma, tormentare un materiale, esasperare una tensione, portare una struttura al limite della sopportazione: questo faccio lavorando. Nel caso di Impermanenza è l’equilibrio che è portato al limite. Se c’è volontà di dire qualcosa, questo qualcosa è proprio in quel ‘essere al limite’. Al limite del crollo. Credo che l’intenzione non sia diversa da quella che spinge un funambolo a camminare su una corda tesa sul vuoto o – meno pericolosamente, ma non con diverso spirito – un bambino a fare un castello con le carte da gioco. La gratuità del gioco è cosa essenziale, significa la non sottomissione all’utile. Il gioco, come l’arte, è cosa seria proprio perché si sottrae all’utile. Il gioco non è utile, è indispensabile: sono due cose diverse. Qui la caduta, il crollo, la rovina sono indispensabili, altrimenti il gioco non potrebbe essere giocato. La caduta è insita, nonostante possa essere nascosta dalle apparenze, nell’equilibrio stesso, è il vero ‘rimosso’ del solido edificio che tutto vuol dimostrare, ma non la sua rovina. Esattamente il contrario di ciò che mostrano le torri di Impermanenza.
D.C. C’è in questo lavoro un qualche riferimento al mito della Torre di Babele?
F.A. Chissà? Lontana da me la pretesa di voler ‘toccare il cielo’ con una precaria catasta di legni, ma non posso d’altro canto essere responsabile delle interpretazioni altrui…
D.C. Le porzioni di rami scortecciati e imbiancati che costituiscono i materiali costruttivi delle tre torri ricordano in modo impressionante le ossa: ossa animali ormai levigate e ripulite dal tempo. Non ti nascondo che quando ho visto questo lavoro non ho potuto non pensare alle Cripte dei Capuccini, alle composizioni di ossa che tappezzano quelle cappelle, ma il tema, in verità, non mi pare qui quello del “memento mori” tipico della tradizione cattolica. Cosa ne pensi?
F.A. Penso che in Impermanenza il tema della morte non sia del tutto assente: lavorandovi, l’idea di ‘ossario’ ha in effetti preso progressivamente forma dando, in certo modo, consistenza ad antiche paure, a lontane fascinazioni. Quando ho cominciato ad avere tra le mani quei legni, il loro stato grezzo, i licheni che li ricoprivano, il loro stesso odore li avvertivo come elementi che, nonostante mi piacessero, tendevano a soverchiare qualcosa di essenziale di cui non ero ancora del tutto consapevole. Era come se quegli elementi necessitassero di un qualche processo di calcinazione: da qui il bianco che rivelerà con chiarezza la tendenza di quei legni a farsi sorta di ossa e, in secondo luogo, ad allontanarsi dal rischio di un certo ‘poverismo’ di maniera.[/read]
Impermanenza. Installazione ambientale, dimensioni variabili, Museo Tornielli, Ameno, 2014 [S0032]









Documentazione video dell’installazione al Museo Tornielli, Ameno. 2’27”, 2005
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2012 Vibractions
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12Vibractions
A trent’anni di distanza Ferruccio Ascari riprende l’omonima installazione del 1978 presso lo Spazio O’, a Milano, in occasione dell’uscita di un’edizione musicale della traccia sonora di Vibractions per Die Schactel. ll vinile con la registrazione del materiale sonoro relativo a Vibractions è accompagnato da una riproduzione in tiratura limitata di Mano Armonica – opera coeva dell’installazione sonora del ’78 ad essa collegata – costituita da 25 stampe fotografiche. Pur mantenendo per alcuni aspetti l’impianto concettuale della versione di Vibractions del 1978 questa del 2012 presenta tuttavia rispetto ad essa alcune significative varianti.
Vibractions 2012. Installazione ambientale, mobili, corde armoniche, pelliccia, Milano, 2012 [PE0017]





Vibractions 2012. Performance sonora, Spazio O’ Milano, 2012 [PE0017]




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2012 Casa Anatta
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12Casa Anatta
Nel 2012 Ferruccio Ascari riprende, nelle stanze di Casa Anatta a Monte Verità, Vibractions, una sua installazione sonora del 1978. Come avveniva in questo suo lavoro degli anni ’70 anche qui vengono tese da parete a parete delle corde armoniche e le stanze della casa – al suo interno interamente in legno – diviene un anomalo strumento musicale ‘suonato’ dall’artista. Questi quattro video costituiscono un progetto che riproduce nella virtualità della video-installazione la performance realizzata nel 2012 nelle quattro stanze di Casa Anatta.
Casa Anatta [Non Io]. Videoinstallazione, 4 canali, 17’17”, Monte Verità, 2012 [PE0018]


Casa Anatta [Non Io]. Installazione sonora/performance, Monte Verità, 2012 [PE0018]
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2012 Opera Ultima
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12Opera Ultima
1) Opera Ultima come Work In Progress. Opera in tensione. Tendente ad essere. Opera in corso d’opera.
Incompiuta. In agonia. Lavoro di cui venire a capo. Finalmente.
2) Opera Ultima come Capo-Lavoro. Non primo di tutti i lavori, il più eccelso di un’intera
opera d’artista, ma ultimo lavoro d’apprendista. Opera Ultima come fine d’un apprendistato.
3) Opera Ultima come Caput Mortuum. Come ciò che, da ultimo, resta. Parte finale d’un lento processo.
Feccia oscura, inerte. Residuo, senza utilità. Scoria, caput mortuum, merda. (Questione ulteriore se da quest’ultima, dalla merda, possa trarsi oro).Opera Ultima. Terracotta, misure variabili, 2012 [S0031]




![2016 Opera ultima [video]](https://www.ferruccioascari.it/wp-content/uploads/2017/05/BottoneOperaUltima.jpg)

