Lingua: Italiano

  • 1985 Fortepiano

    1985 Fortepiano

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    85

    Fortepiano

    Fortepiano. Legno dipinto, 259x11x10,5 cm, 1985 [S0009]

  • 1983 Notturna

    1983 Notturna

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    83

    Notturna

    A Volterra, il chiostro del quattrocentesco Palazzo della Pinacoteca veniva assunto nella sua qualità di spazio chiuso, finito nelle sue perfette, classiche proporzioni. Il corpo curioso di un danzatore (di nuovo Gustavo Frigerio) lo indagava seguendo e contraddicendo un tracciato di segni/disegni luminosi predisposti dall’artista. Come a Villa Ponti alcuni elementi dell’architettura venivano enfatizzati e insieme azzerati attraverso sfondamenti prospettici di tipo illusionistico.

    Notturna. Installazione ambientale e sonora/dance-performance, Volterra, Pinacoteca, 1983 [PE0014]

  • 1983 Il Nome dell’Arco

    1983 Il Nome dell’Arco

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    83

    Il Nome
    dell’Arco

    La perentorietà dell’assetto vigente delle cose è svelato nella sua eventualità, nel suo non essere eterno, ma accaduto e istituito storicamente e quindi destituibile.

    Il Nome dell’Arco. Installazione ambientale, Monaco, Museo Lenbach, 1983 [PE0006]
    Il Nome Dell’Arco. Vetrofanie, 2,4×3,6 cm cad., 1983 [FT0006b]

  • 1982 Sassifraga Ombrosa

    1982 Sassifraga Ombrosa

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    82

    Sassifraga
    Ombrosa

    In “Sassifraga Ombrosa” (1982) e in Notturna, è il rapporto tra architettura e partitura sonora ad essere privilegiato: in entrambe le opere l’architettura (nel primo caso la facciata della neoclassica Villa Ponti a Varese, nel secondo il chiostro quattrocentesco del palazzo della Pinacoteca di Volterra) veniva assunta come territorio su cui innestare l’interazione tra differenti piani linguistici;

    Sassifraga Ombrosa. Installazione ambientale e sonora, Varese, Villa Ponti, 1982 [PE0016]

  • 1980 Νυκτοζ αγαλμα

    1980 Νυκτοζ αγαλμα

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    Nuctos
    Agalma

    In Nuctos Agalma (in greco antico Νυκτοζ αγαλμα, ‘gli splendori della notte’ ) 1980 la rotazione delle immagini lungo le pareti dell’ambiente si intrecciava alla circolarità degli elementi sonori, producendo un vero e proprio effetto di spiazzamento visivo e acustico, intensificato dalla proiezione di filmati, appositamente prodotti, su schemi impropri. Ascari scriveva, a proposito di questo lavoro di ‘dispositivi’ sovraeccitati, allarmati, dispositivi che si neutralizzano a vicenda nel momento in cui funzionano in un insieme che non tollera feed-back, in cui l’autocorrezione cessa di operare. Le sequenze di immagini, i flussi di suono, di luce, di fonemi che vengo a produrre – affermava – sono poi paradossalmente dispersi da questi dispositivi stessi non preposti al controllo della loro circolazione in un sistema, ma alla loro sregolazione, direi, al di là di esso.

    Νυκτοζ αγαλμα. Installazione ambientale sonora  Mixed Media. Immagini – scritture – suoni – azioni. A cura di Vittorio Fagone. Capo d’Orlando 1980.  [PE0015]

    Νυκτοζ αγαλμα. Installazione ambientale con partitura sonora, galleria Peccolo, Livorno, 1981 [PE0015]

  • 1979 Egitto Egitto!

    1979 Egitto Egitto!

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    Egitto
    Egitto!

    Installazione-performance in collaborazione con Daniela Cristadoro.
    La performance si svolge in due spazi distinti – un ambiente situato a piano terra e il cortile ad esso antistante – e in due fasi successive, ma in stretta relazione tra loro. Un telone traslucido posto sulla finestra funge da precario diaframma tra interno ed esterno: su di esso viene proiettato un filmato. La cinepresa collocata davanti alla finestra aveva ripreso una coppia che accennava passi di danza; durante la performance, attraverso il filmato proiettato sul telone traslucido, chi assiste diventa testimone di un continuo rovesciamento di termini. Un rovesciamento che avviene nel rapporto tra rappresentazione dell’azione nel filmato e azione reale durante performance. Il filmato non rappresenta in realtà che se stesso e la cercata coincidenza tra rappresentazione e realtà istituisce un paradossale conflitto in cui i due termini si inseguono e si confondono all’infinito.


    Come in alcuni precedenti lavori, anche in questa installazione-performance i filmati realizzati vengono proiettati negli stessi spazi in cui sono state effettuate le riprese. Più proiettori saranno posti all’interno e all’esterno dell’ambiente: uno di essi invierà le immagini ruotando sulla stessa base mobile su cui era stata precedentemente collocata la cinepresa che, sempre dal medesimo punto, aveva indagato circolarmente lo spazio e le azioni dei performers. Lo schermo non è più un elemento fisso, ma ruota circolarmente lungo l’ambiente: attraverso un gioco di rimandi e simulazione tra immagini reali e immagini virtuali s’innesca una tensione mai risolta tra coincidenza e sdoppiamento.
    L’entrata del suono – partitura sonora di Ferruccio Ascari ed elaborazioni su nastro magnetico di brani tratti da J.Strauss e Ravel – costituisce una sorta di irruzione tra gli altri elementi della performance: come già le immagini anche il suono riprodotto dai magnetofoni, tenderà a stabilire con le parole, i rumori e la musica direttamente prodotta durante la performance, un rapporto all’insegna dell’inganno, sempre sul punto di ricavarsi all’interno dell’operazione una propria autonoma presenza.

    Egitto Egitto!. Installazione ambientale, performance. Filmati Super 8, diapositive, elementi oggettuali, partitura sonora su nastro magnetico, Sixto/ Notes, Milano, 1979 [PE0002]

     

    [vc_video link=”https://vimeo.com/220934514″ align=”center”]

  • 1979 Dispositivi

    1979 Dispositivi

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    Dispositivi

    Dispositivi incontrollati, neutralizzantesi a vicenda, dispositivi insicuri, sovraeccitati, allarmati, dispositivi funzionanti in un insieme macchina che non tollera feed-back, in cui l’autocorrezione cessa di operare.

  • 1979 Dal sottosuolo

    1979 Dal sottosuolo

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    Dal Sottosuolo

    Nel pavimento dello spazio espositivo viene scavata una buca dove viene collocato un monitor con lo schermo rivolto verso l’alto.

    Dal Sottosuolo. VideoInstallazione, Künstlerhaus, Hamburg, 1979 [PE0010]

    Disegni preparatori

  • 1978 Vibractions

    1978 Vibractions

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    Vibractions

    Installazione sonora-performance di Ferruccio Ascari – fu presentato per la prima volta a Milano nel febbraio del 1978 a Sixto/Notes. Opera esemplare nel contesto dell’arte di ricerca di quegli anni “Vibractions” vedeva indissolubilmente congiunti elementi visivi e materiali sonori, in un percorso analitico che partiva da una riflessione sulle categorie di spazio e di tempo nell’arte. Paradossale assunto di questo lavoro di Ascari era quello di misurare lo spazio architettonico attraverso il suono, o meglio, di trovare un suo equivalente sul piano sonoro.

    Per il testo critico di Daniela Cristadoro clicca qui

    Manifesto “Audio Works”, Sixto notes, Milano, 1978

    Vibractions II, installazione sonora, performance, Teatro OutOff, Milano, 1980 [PE0001]

    Vibractions I, installazione sonora, performance, Cappella del Collegio Universitario Cairoli, Pavia, 1979

    Untitled, installazione sonora, performance, Sixto Notes, Milano 1978

    Disegni preparatori

    Appunti di progetto

  • 1977 Porta Solare

    1977 Porta Solare

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    Porta
    Solare

    Porta Solare è un progetto di scultura sonora concepita da Ferruccio Ascari per essere collocata in un luogo deserto, di dimensioni e altezza tali da essere visibile anche da molto lontano. La presenza del suono anticipa un elemento che ricorrerà in molte sue opere sino a quelle più recenti così come, attraverso di esso, l’interazione con il paesaggio circostante e il suo variare in relazione alle condizioni di luce.

    Porta Solare è una soglia, una presenza che indica un confine immaginario tra due territori in apparenza indistinguibili. Il progetto prevede inoltre che Porta Solare emetta, grazie a un congegno ad energia solare collocato al suo interno, un suono continuo in relazione all’intensità della luce: un sibilo sottile alle prime luci dell’alba che raggiunge l’apice allo zenit per poi digradare, lentamente, lungo lo scorrere delle ore, sino al silenzio notturno. Nelle intenzioni dell’artista la presenza del suono, il suo modificarsi in relazione alle condizioni di luce avrebbe fatto di quest’opera una presenza viva all’interno del paesaggio circostante.

    Porta Solare. Progetto di scultura sonora in rame, 1977 [S0013]