Lingua: Italiano

  • 1999 Asana Cenere

    1999 Asana Cenere

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    99

    Asana
    Cenere

    Asana Cenere come Asana Grafite, Asana Guazzi, Asana Braille, Asana Nerofumo, Asana Xilografie fa parte di un ciclo di opere su carta in cui l’artista si avvale di tecniche diverse e diversi supporti. Il tema che tutte le accomuna è quello del corpo rappresentato in diverse posture nell’orizzonte della disciplina dello Yoga di cui l’artista è seguace. Un pensiero quello di questa filosofia che ha profondamente influenzato non solo la sua vita, ma anche il suo modo di concepire l’arte come una particolare forma di conoscenza. In questo orizzonte di pensiero caratterizzato da una continua ricerca di senso va visto l’utilizzo di diversi linguaggi che contrassegna tutto il suo percorso artistico 
    Asana Cenere, cenere su carta, cm. 70×100, 1999 [TMC0075]

    Asana, cenere su carta, 70×100 cm, 1999 [TMC0076]

    Asana, cenere su carta, 70×100 cm, 1999 [TMC0078]

    Asana, cenere su carta, 70×100 cm, 1999 [TMC0079]

  • 2000 Qualcosa le manca

    2000 Qualcosa le manca

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    00

    Qualcosa
    Le Manca

    Il tema della dialettica tra finito e infinito, è centrale in un ciclo di opere che si collocano tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del nuovo millennio: si tratta di una serie di grandi lavori su carta contrassegnati tutti da un medesimo, significativo titolo, Qualcosa le manca, presentati per la prima volta in una personale dell’artista presso il Museo di Waiblingen, in Germania, nel 2000. Qui il segno ottenuto col nerofumo su grandi fogli di carta dà origine a delle forme organiche che si dispongono lungo traiettorie curvilinee attraversando lo spazio vuoto dei fogli, disposti in registri sia verticali sia orizzontali.
    Il vuoto in cui questi elementi figurali s’iscrivono non è “negativo”: è uno spazio latente reso ”attivo” dal segno denso che lo attraversa e lo definisce; come l’intervallo tra due suoni è un fattore generativo sia sul piano temporale che spaziale. Gli elementi figurali sembrano svilupparsi sulla spinta di un’inarrestabile autogenerazione che la singola opera non riesce a contenere tanto che essa prosegue nell’opera successiva in un movimento tendenzialmente infinito. All’origine di tale spinta generativa sembra esserci un desiderio che non trova appagamento, dunque infinito come il sentimento d’insufficienza, di mancanza che ad esso si accompagna. L’opera si dà pertanto come un frammento di un tutto che non è attingibile, che tendenzialmente va oltre i limiti spazio-temporali
    Qualcosa Le Manca. Polittico, nerofumo su carta giallina, 300×200 cm, 1998 [D0009]

    Qualcosa Le Manca. Fotografia, ritratto di Ferruccio Ascari, 1998 [FT0038c]

    Qualcosa Le Manca. Polittico, nerofumo su carta giallina, 20 fogli 50×70 cm cad., 1998 [D0019a-v]

    Qualcosa Le Manca. Polittico, nerofumo su carta giallina, 8 fogli 75×50 cm cad., 1998 [D0017a-h]

    Qualcosa Le Manca. Dettaglio, 1998 [D0017a-h]

    Qualcosa Le Manca. Polittico, nerofumo su carta giallina, 280×200 cm, 1998 [D0006]

     

  • 1998 Polittico

    1998 Polittico

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    Polittico

    “Una concezione rigorosamente ritmica governa la disposizione geometrica delle tele monocrome: è il caso del polittico rosso composto da nove tele disposte su tre ordini di tre. Al centro di ciascuna campitura una forma giallo chiara disposta verticalmente, sempre diversa. Considerate singolarmente tali forme rammentano organismi vegetali, semi, cellule, come quando si osserva al microscopio una goccia di acqua stagnante. Ordinate sul fondo rosso fanno pensare ad una collezione esemplare delle più diverse specie. Un medesimo principio compositivo governa la composizione delle tavole nere in grafite”
    Helmut Herbst 2000
    SENZA FINE E SENZA SPAZIO
    Riflessioni sul progetto “Qualcosa le manca” di Ferruccio Ascari
    Helmut Herbst
    Le recenti nozioni di fisica autorizzano l’asserzione secondo cui l’universo si trova nello stato dell’esplosione originaria (“Big Bang”) e che si ampli costantemente con una velocità inimmaginabile, creando nuove galassie e sistemi solari con le loro stelle.
    I più moderni telescopi posizionati nel cosmo, dove li ha scagliati l’uomo, osservano un futuro appena accaduto, il quale, nella forma di oscillazioni misurabili, ci raggiungono sulla terra, dopo anni luce. L’interpretazione delle informazioni provenienti dal cosmo confuta tutte le teorie fino ad ora dominanti circa la nascita dell’universo. Solo poco tempo fa si riteneva che esso avesse raggiunto la sua massima estensione e si trovasse prossimo al collasso. Esplosione di stelle, gigantesche protuberanze, “Buchi neri”, e così via venivano addotti come prove di questa tesi. E tuttavia le cose stanno in modo affatto diverso: il divenire e il crescere includono l’elemento distruttivo. Anzi, l’elemento distruttivo è una parte essenziale di quanto nuovamente diviene in essere. Quanto noi definiamo caos, mescolanza impenetrabile del non strutturato (secondo un metro umano) costituisce la sostanza primigenia, è forza ed energia che crea mentre distrugge. Ciò che si distrugge non è dunque ciò che si annienta, bensì ciò che viene di nuovo a crearsi.
    Il caotico si sviluppa secondo leggi celate alla nostra analisi. Noi non siamo ancora in grado di ravvisarvi alcuna sistematicità il che però non significa che questa non esista. All’imprevedibile, al casuale, all’irriducibile all’ordine ascriviamo delle connotazioni negative. Perché, poi? Non è infatti l’imprevedibile, il casuale, l’irriducibile all’ordine la fonte di tutto l’esistente? comunque sia noi non possiamo averne nessuna conoscenza perché siamo o potremmo essere una piccola componente di questo complicato gioco di insieme, riflesso di un Essere che può solo essere intuito, presagito. è necessario tenere presente questo orizzonte di pensiero allorché ci si accosta a Ferruccio Ascari. L’opera di questo artista Milanese, che ha una formazione filosofica, si presenta intenzionalmente “non finita”. I suoi lavori ci consentono degli insight esemplari dentro un sistema di pensiero che si rende visibile attraverso la pittura e i disegni. Nulla di già dato viene rappresentato: egli sembra piuttosto rinvenire un elemento sistematico nascosto, che attraverso il suo mondo figurale viene portato alla luce.
    Tavole e disegni a nerofumo su carta giallina dispiegano una molteplicità di variazioni di un principio figurale che egli elegge per la traduzione visuale di tali processi di pensiero. Ogni tavola, ogni disegno appare in se concluso, eppure si tratta ogni volta del frammento di uno spazio pensato come infinito, che si espande aldilà di ogni limitazione temporale, incessantemente. Ciò di cui possiamo fare esperienza è una piccola parte di quello che per sua natura è incommensurabile, inattingibile, sconfinato, infinito, in ultima analisi inconcepibile. Ascari predilige il principio della disposizione in registri, sia orizzontali che verticali. Ordinate serialmente, l’una accanto all’altra, le tavole danno origine ad una “forma” che si dispiega lungo le pareti in una molteplicità di variazioni, come una vegetazione lussureggiante. Una concezione rigorosamente ritmica governa la disposizione geometrica delle tele monocrome: è il caso del polittico rosso composto da nove tele disposte su tre ordini di tre. Al centro di ciascuna campitura una forma giallo chiara disposta verticalmente, sempre diversa. Considerate singolarmente tali forme rammentano organismi vegetali, semi, cellule, come quando si osserva al microscopio una goccia di acqua stagnante. Ordinate sul fondo rosso fanno pensare ad una collezione esemplare delle più diverse specie. Un medesimo principio compositivo governa la composizione delle tavole nere (in grafite, n.d.t.) dal cui fondo emergono minuscole figure umane.
    L’opera in progress “Qualcosa le manca”, iniziata nel 1999 è costituita da una serie di disegni a nerofumo su carta giallina di cm. 50 x 70. I fogli che non recano segno, vuoti, sono parte integrante dell’opera. Una traccia continua li attraversa simile ad un aggregato di cellule in continuo sviluppo che si addensano, straripano in prolungamenti, si incrociano con altre e tuttavia mantengono un movimento principale che si propaga di foglio in foglio, incontra altri aggregati da cui però nuovamente si distacca. I fogli “vuoti”, assemblati a formare un insieme figurale coeso, vengono attraversati diagonalmente da formazioni dendritiche che si interrompono solo al limite estremo dei fogli.
    Ascari ordina perlopiù sedici fogli a formare un’unità strutturata in quattro ordini di quattro fogli disposti verticalmente. Da ciò deriva un all over structure che teoricamente potrebbe comprendere l’intero spazio con le sue quattro pareti, il soffitto e il pavimento. Quando Ascari, per i disegni, ricorre al nerofumo, si tratta di una scelta deliberata strettamente connessa al proprio universo di pensiero. Il nerofumo, residuo del legno che nel processo di combustione ha subito una metamorfosi liberando fumo, è l’equivalente simbolico del processo caotico di cui si è fatto cenno in precedenza. Il fumo che si leva si disperde nell’aria con un moto che ha sicuramente le proprie leggi a noi però ignote, o comunque sottratte ai nostri calcoli, alle nostre previsioni. Il farsi visibile di tale processo di pensiero, può fare intendere all’osservatore cosa all’artista sta a cuore.
    Egli ( Ferruccio Ascari) lo dice con queste parole:
    “…I nomi per corrispondere alle cose dovrebbero assecondarne il movimento e, con il continuo mutamento dello stato delle cose, continuamente trasformarsi essi stessi. Come si fa ad attribuire un titolo fisso e definito una volta per tutte a ciò che continua a trasformarsi sotto il tuo sguardo, sotto le tue mani? Ciò nonostante, questa volta, un titolo quest’opera ce l’avrebbe: Qualcosa le manca. Mi pare un titolo abbastanza appropriato perché rimanda ad una specie di desiderio di qualcosa, ed io so che questo desiderio è infinito, che si tratta del desiderio che fa muovere tutte le cose. Qualcosa le manca è comunque un titolo provvisorio… riguardo alle misure di questa “cosa” la questione di fondo è che essa appare “smisurata”, nel senso vero e proprio della parola. Posso definire le dimensioni di una “parte”, non del “tutto”. Conosco (e posso fornire) solo le misure del frammento di un “tutto” che non può che essere inconcepibile quantunque non ci si possa sottrarre al desiderio di farsene un’idea, darsene un’immagine, una rappresentazione”.
    L’arte di Ferruccio Ascari non configura dunque un universo chiuso, finito, bensì veicola attraverso il frammento un’immaginazione dell’intero, di quell’insondabile cosmo che è in noi e fuori di noi, senza fine, senza spazio.
    Senza Titolo. Polittico, affreschi riportati su tela, 9 pezzi 91×101 cm cad., 1998 [A0046 a-i]

    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 i]

    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 c]

    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 h]

    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 e]

    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 d]
    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 g]

    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 b]
    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 a]
    Senza Titolo. Affresco riportato su tela, 91×101 cm, 1998 [A0046 f]
  • 1998 Asana Grafite

    1998 Asana Grafite

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    Asana
    Grafite

     

    Asana Grafite come Asana Nerofumo, Asana Cenere, Asana Xilografie,Asana Guazzi,Asana Braille, fa parte di un ciclo di opere  in cui l’artista si avvale di tecniche diverse e diversi supporti. Il tema che tutte le accomuna è quello del corpo: viene rappresentato in diverse posture nell’orizzonte della disciplina Yoga di cui l’artista è seguace. Un pensiero quello di questa filosofia che ha profondamente influenzato non solo la sua vita, ma anche il suo modo di concepire l’arte come una particolare forma di conoscenza. In questo orizzonte di pensiero, caratterizzato da una continua ricerca di senso, va visto l’utilizzo di diversi linguaggi che contrassegna tutto il suo percorso artistico.

     

    “Una concezione rigorosamente ritmica governa la disposizione geometrica delle tele monocrome… un medesimo principio compositivo governa la composizione delle tavole in grafite dal cui fondo emergono minuscole figure umane.“

    Senza Fine, Senza Spazio, Helmut Herbst

     

    Asana. Polittico, grafite, 9 pezzi 80×90 cm cad., 1998 [TM0022 a-i]

  • 1997 Agni

    1997 Agni

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    Agni

    Durante un  soggiorno di studio e di formazione in india Ferruccio Ascari realizza nella campagna intorno a Rickya nel Bihar una ‘azione pittorica’: dipinge Agni, lo Yantra relativo al fuoco su una delle a pareti di un forno tradizionale per mattoni: un forno che viene smontato quando il processo di cottura termina. Gli Yantra, che rappresentano attraverso cinque figure geometriche i cinque elementi sono supporti per la meditazione. Questa singolare ‘azione pittorica’ fa parte di un percorso che l’artista continuerà a portare avanti negli anni  attraverso una serie di opere che, pur con formati e linguaggi diversi, vivono all’interno di un unico orizzonte di pensiero: Cinque Stanze Sensibili Progetto 1995, Prithvi 1995, Apas 1996,  Abbadia Ardenga Prithvi, Abbadia Ardenga Apas, Abbadia Ardenga Agni, Abbadia Ardenga Vayu, Abbadia Ardenga Akasha 1999, Vayu 2002, Akasha 2002, Cinque Stanze Sensibili Scultura 2012.

    Agni, pittura a secco su muro, 1997 [TW0026]

  • 1997 Affreschi riportati su tela

    1997 Affreschi riportati su tela

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    Affreschi
    Riportati
    Su Tela

    “… riconoscere l’enigma delle cose,  avere anche una nuova percezione delle cose…Queste cose si possono recepire se si arriva ad “un tempo rallentato dell’ascolto. La visione cosmologica che si dispiega nel lavoro di Ascari non fornisce la chiave dell’interpretazione simbolica o semantica delle immagini e dei segni della sua pittura, spiega piuttosto come ognuna di quelle immagini, ognuno di quei segni, contenga una verità che ciascuno leggerà secondo la propria esperienza.” ( Marisa Vescovo)

     

    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0035]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0032]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0027]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0030]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0028]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0026]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0031]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0045]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0034]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0029]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0037]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0033]
    Senza Titolo. Affreschi riportati su tela, 80×100 cm, 1997 [A0036]
  • 1996 Apas

    1996 Apas

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    Apas

    Nell’ambito della filosofia Sāṃkhya, di cui Ferruccio Ascari è seguace, Apas è l’elemento Acqua: di natura fredda, qualità sua propria è la fluidità, bianco il suo colore, quella della luna crescente la forma che gli attiene. Nel silenzio delle Alpi svizzere, sul manto nevoso, l’artista compie un’azione di Land Art, traccia la sagoma di Apas: un’immagine fluida, destinata a scomparire. L’azione dell’artista viene ripresa dalla fotografa Monique Jacot attraverso una serie di scatti. Apas fa parte di un percorso che l’artista continuerà a portare avanti negli anni attraverso una serie di opere che, pur con formati e linguaggi diversi, vivono all’interno di un unico orizzonte di pensiero: Cinque Stanze Sensibili Progetto 1995, Prithvi 1995, Agni 1997,  Abbadia Ardenga Prithvi, Abbadia Ardenga Apas, Abbadia Ardenga Agni, Abbadia Ardenga Vayu, Abbadia Ardenga Akasha 1999, Vayu 2002, Akasha 2002, Cinque Stanze Sensibili Scultura 2012

    Apas, fotografie di Monique Jacot, 11 fotografie, cm. 40×30 cad. 1996 [TW0027 a-m]

  • 1995 Cinque Stanze Sensibili Progetto

    1995 Cinque Stanze Sensibili Progetto

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    Cinque Stanze
    Sensibili
    Progetto

    Nell’orizzonte della Filosofia Sāṃkhya, che è lo sfondo che accomuna un intero ciclo di opere  (Cinque Stanze Sensibili Progetto 1995, Prithvi 1995, Apas 1996, Agni 1997,  Abbadia Ardenga Prithvi, Abbadia Ardenga Apas, Abbadia Ardenga Agni, Abbadia Ardenga Vayu, Abbadia Ardenga Akasha 1999, Vayu 2002, Akasha 2002, Cinque Stanze Sensibili Scultura 2012) Ferruccio Ascari  progetta Cinque Stanze Sensibili Progetto,  uno spazio composto da cinque ambienti per la meditazione che prevede in ciascuna stanza, completamente vuota, una parete occupata da un affresco. I cinque affreschi sono ‘yantra’,  immagini che supportano la meditazione: essi schiudono una visione che va oltre la pittura, forse oltre l’arte stessa. Di questo progetto esiste una variante: si tratta di una singolare architettura concepita in ogni suo dettaglio in funzione del percorso meditativo.

    Nella lingua sanscrita Akasha è l’elemento Etere, Vayu è l’elemento Aria, Agni è l’elemento Fuoco, Apas è l’elemento Acqua, Prithvi è l’elemento Terra. In relazione ai cinque elementi come costituenti primi d’ogni cosa, del cosmo, Ferruccio Ascari concepisce un ciclo di lavori che prende inizio nel 1995 con Cinque Stanze Sensibili Progetto. “I cinque ambienti di cui ho progettato due varianti – afferma l’artista – sono ‘yantra’ tridimensionali fatti di spazio e di luce. L’ultimo lavoro in ordine di tempo è un progetto di tipo architettonico. Si tratta di cinque ambienti per la meditazione, uno per ogni Tattwa. Ogni stanza riceve luce da una vetrata la cui forma geometrica e il cui colore sono quelli dettati dalla tradizione tantrica.”In essi ogni elemento – l’orientamento spaziale, la qualità dei materiali, il colore, la luce – risponde alla funzione per la quale sono stati concepiti.

    Cinque Stanze Sensibili Progetto, installazione ambientale, dimensioni variabili [TW0004]

  • 1995 Prithvi

    1995 Prithvi

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    Prithvi

    In una sua mostra presso la Galleria Colpo di Fulmine a Verona Ferruccio Ascari realizza su un muro della galleria un affresco che poi verrà riportato su tela: un quadrato giallo, Prithvi, che nell’ambito della filosofia Sāṃkhya di cui l’artista è seguace rappresenta l’elemento Terra. E l’inizio di un percorso che l’artista continuerà a portare avanti negli anni successivi attraverso una serie di opere che, pur con formati e linguaggi diversi, vivono all’interno un medesimo orizzonte di pensiero.

     

    A partire dall’inizio degli anni ’90 Ferruccio Ascari da inizio ad un intero ciclo di opere – Cinque Stanze Sensibili Progetto 1995, Apas 1996, Agni 1997,  Abbadia Ardenga Prithvi, Abbadia Ardenga Apas, Abbadia Ardenga Agni, Abbadia Ardenga Vayu, Abbadia Ardenga Akasha 1999, Vayu 2002, Akasha 2002, Cinque Stanze Sensibili Scultura 2012 –  che al di la dei diversi formati sono accomunate da un unico orizzonte di pensiero: quello della Filosofia Sāṃkhya che è innanzi tutto una cosmologia, e della disciplina dello Yoga ad essa collegata di cui l’artista è seguace. Il Sāṃkhya concepisce l’universo come costituito da cinque elementi fondamentali, i Tattwa: Akasha è l’elemento Etere, Vayu è l’elemento Aria, Agni è l’elemento Fuoco, Apas è l’elemento Acqua, Prithvi è l’elemento Terra. Un pensiero quello di questa filosofia che ha profondamente influenzato non solo la sua vita, ma anche il suo modo di concepire l’arte come una particolare forma di conoscenza.. In questo orizzonte, caratterizzato da una continua ricerca di senso, va visto l’utilizzo di diversi linguaggi che contrassegna tutto il suo percorso artistico

    Prithvi, affresco su muro, cm. 180×180, 1995. [TW0004]

  • 1994 Asana Braille

    1994 Asana Braille

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    Asana
    Braille

    Asana Braille come  Asana Cenere, Asana Grafite, Asana Xilografie, Asana Guazzi, Asana Nerofumo fa parte di un ciclo di opere su carta in cui l’artista si avvale di tecniche diverse, diversi supporti e materiali. Il tema che tutte le accomuna è quello del corpo rappresentato in diverse posture nell’orizzonte della disciplina dello Yoga di cui l’artista è seguace. Un pensiero quello di questa filosofia che ha profondamente influenzato non solo la sua vita, ma anche il suo modo di concepire l’arte come una particolare forma di conoscenza. In questo orizzonte di pensiero caratterizzato da una continua ricerca di senso va visto l’utilizzo di diversi linguaggi che contrassegna tutto il suo percorso artistico 

     

    Asana Braille, 4 china su carta braille, 26×34 cm. cad. 1994 [DG0064]

    Asana. China su carta braille, 26×34 cm, 1994 [DG0065]
    Asana. China su carta braille, 26×23 cm, 1994 [DG0060]
    Asana. China su carta braille, 26×34 cm, 1994 [DG0063]